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Il cavaliere del fiordo

A P P R O F O N D I M E N T O

È l’Anno Domini 1193. Ad Amiens, l’abate Guglielmo riceve due doni provenienti dalla Terrasanta. Se il primo lo colma di religiosa deferenza, il secondo accende la sua curiosità. Si tratta di un manoscritto con le memorie di Rodolfo di Fionia, scritte dal chierico Aroldo di Coventry. Vi si narra l’avventurosa vicenda umana del “cavaliere del fiordo”. Le gioie dell’infanzia in uno sperduto borgo danese sono brevi, presto la sciagura si abbatte sulla sua casata. Costretto alla servitù in un convento di frati ignobili, si dà alla fuga e trova rifugio presso il più potente clan del regno di Danimarca, dove frequenta la scuola dell’onore e intraprende il duro cammino grazie al quale diventa un chevalier sans peur et sans proche. Ma il destino sembra accanirsi contro di lui. Ogni volta che la felicità bussa alla porta, la sventura vi entra di soppiatto. Rodolfo, divenuto una delle spade più abili del regno, prende moglie. Nel dare alla luce la figlia primogenita, ella muore. Ha inizio un tormento interiore che serbava in pectore e che si acuisce quando sua figlia, in età da marito, è rapita dai pirati. Una donna perfida lo calunnia ed è costretto all’esilio con disonore. Da questo momento, l’odio ha il sopravvento nel cuore di Rodolfo, che non pago dei suoi successi nei principali tornei cavallereschi d’Europa e delle sue cruenti imprese militari nelle crociate contro le tribù pagane del Nord, si spende per trovare la figlia e punire i suoi rapitori. La sua vendetta è tale da fargli conoscere la notte dell’anima. Deve affrontare anche la malattia, il disincanto e l’esperienza sovrannaturale prima di rinunciare al mondo e ritirarsi in un’abbazia. Purificatosi con la preghiera e il lavoro, non sa resistere al richiamo della guerra santa ed entra nell’ordine dei Templari. Conoscerà ancora una volta l’onore e la vergogna, la gloria e il tormento. Catturato dai saraceni, sarà graziato da Saladino, che riconosce in lui un’anima nobile. Dopo avere intuito il senso della sua vita travagliata e delle sue ricorrenti visioni, il cavaliere del fiordo depone le armi e si ritira nel deserto, dove ha scelto di vivere come un eremita. Ma prima affida ad Aroldo il dono fattogli dal sultano d’Egitto e Siria e i rotoli di papiro con la sua testimonianza, uno spaccato del Medioevo dove convivono amore e odio, onore e mistero, clamori e silenzio.